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Attacchi di Panico: fisiologia del disastro

attacchi di panico Secondo l'approccio strategico, il Panico può essere definito come la forma più estrema della paura. Una reazione psicofisiologica a catena che, a partire dalle percezioni indotte da sensi e immagini mentali, coinvolge l'intero organismo in una rapida escalation di eventi che culmina con la sensazione di totale perdita di controllo e/o imminenza di morte. In altri termini, a partire da una iniziale sensazione di alterazione, nella persona si innescherebbero pensieri minacciosi che, retroagendo sull'organismo lo allarmerebbero ulteriormente, alimentando così le alterazioni psicofisiologiche in una crescente dinamica circolare che conduce al completo tilt mentale e psicofisiologico. L'Attacco di Panico è quindi un tilt mentale e psicofisiologico in cui la mente intrappola se stessa attraverso le reazioni ed i tentativi di sfuggire ad un'iniziale stato di disagio. Secondo il punto di vista strategico infatti, nell'intento di controllare le proprie reazioni, la persona finisce col portare continuamente l'attenzione sull'ascolto dei propri parametri fisiologici alterati (battito cardiaco, ritmo respiratorio, senso di equilibrio, sudorazione, lucidità mentale, ecc) spaventandosi sempre più e finendo così col peggiore ulteriormente la situazione attraverso lo sforzo di controllare razionalmente funzioni invece spontanee dell'organismo. Il circolo vizioso è innescato: la persona sente di non poter controllare l'alterazione, si spaventa, i parametri fisiologici si alterano, la paura sale sempre di più, le alterazioni fisiologiche crescono ancora e ancora e si giunge all'Attacco di Panico. Insomma, il tentativo di controllo, così spontaneo e di apparente buon senso, in realtà non conduce al ripristino del controllo o riduzione della situazione ma bensì, alla perdita di controllo. Forse i primi tempi, il tentativo di controllare le prime blande sensazioni di alterazione potrebbero aver avuto successo ma, col passare del tempo, chi soffre di Attacchi di Panico cade vittima dell'apparente successo delle proprie strategie per controllare la paura. Come però più volte sottolineato dal gruppo di ricerca-azione della Scuola strategica, qualora accada qualcosa di sorprendente che attiri l'attenzione della persona spostandola dall'ascolto di sè, il circolo vizioso che porta all'Attacco di Panico si disinnesca. Secondo i dati della ricerca inoltre, oltre alla ricerca di controllo che fa perdere il controllo, esisterebbero altre strategie tipiche che intrappolano il panicante, e cioè: la tendenza ad evitare le situazioni che la persona associa alla possibilità di attacco e la ricerca di aiuto da parte di famigliari o persone di fiducia. Tentativi di soluzione che, come già delineato, messi in atto sull'idea di alleviare i sintomi, nel migliore dei casi, condurrebbero invece al mantenimento della situazione.

Quanto all'intervento terapeutico, è da evidenziare come, in base alle ricerche dell'équipe, sui trattamenti realmente efficaci nei disturbi di panico, questo dovrebbe guidare la persona a interrompere la tendenza all'evitamento, bloccare le richieste di protezione esterna e creare condizioni che le permettano di sperimentare l'immersione volontaria nella paura sino ad annullarla. Come suggerito cioè dall'approccio strategico, il ricorso a stratagemmi terapeutici flessibili in grado di aggirare la naturale resistenza al cambiamento della persona risulterebbe ampiamente più efficiente del cercare di convincere razionalmente la persona a cambiare volontariamente idee e reazioni o imbarcarsi nella non breve e complicata ricerca delle presunte cause passate del problema.

Dott. Raffaele Ragazzini