Appuntamenti
Menu
Lo studio
PsicologiOnline.net - Elenco Psicologi e Psicoterapeuti Online

Attacchi di panico: l'ombra sinistra

attacchi di panico Attacchi di panico, a chi non è mai capitato di sentire pronunciare almeno una volta queste due parole? Forse all'Università prima di un esame: Oddio che ansia! Non ce la faccio, non ce la faccio! Mi sta venendo un Attacco di panico! O da un discorso carpito di sfuggita sull'autobus: L'altra sera eravamo tutti lì, seduti al tavolo a ridere e scherzare ed improvvisamente Mario ha iniziato a sudare e tremare tanto da dover essere accompagnato fuori! Insomma, due parole sempre più frequenti nel vocabolario comune e come tali, usate ed abusate sino a creare confusione. Certo, televisione e mass-media hanno più volte trattato l'argomento, ma con la loro sempre più vasta e dettagliata mole di informazioni da discriminare, spesso piuttosto che aiutare a chiarire le cose finiscono col complicarle.

Ma allora, cosa sono gli attacchi di panico? Anzi, partiamo dal principio: cos'è il panico? Secondo il Dott. Giorgio Nardone, il panico può essere definito come la forma più estrema della paura. Una reazione psicofisiologica a catena che, a partire dalle percezioni indotte dai sensi, ma anche da immagini mentali, coinvolge l'intero organismo in una rapida escalation di eventi che culmina con la sensazione di totale perdita di controllo. In altri termini, a partire da una iniziale sensazione di alterazione, nella persona si innescherebbero pensieri minacciosi che, retroagendo sull'organismo lo allarmerebbero ulteriormente, alimentando ancora maggiori alterazioni psicofisiologiche in una crescente dinamica circolare che conduce al completo tilt mentale e psicofisiologico, l'attacco di panico. Ecco la risposta.

L'attacco di panico è un tilt mentale e psicofisiologico in cui la mente intrappola se stessa attraverso le sue reazioni ed tentativi di sfuggire da un'iniziale stato di disagio. Nell'intento di controllare le proprie reazioni infatti, la persona finisce col portare continuamente l'attenzione sull'ascolto dei propri parametri fisiologici alterati (battito cardiaco, ritmo respiratorio, senso di equilibrio, sudorazione, lucidità mentale, ecc) spaventandosi e finendo col peggiore poi ulteriormente la situazione con il tentativo di controllare razionalmente funzioni invece spontanee dell'organismo e... il circolo vizioso è innescato: la persona sente di non poter controllare l'alterazione, si spaventa, i parametri fisiologici si alterano ulteriormente, si spaventa sempre di più, le alterazioni fisiologiche crescono ancora e si giunge all'attacco di panico.

Quello che si deduce da questa illustrazione è che il tentativo, così spontaneo e di apparente buon senso, in realtà non conduce al ripristino del controllo e riduzione della situazione ma bensì, alla perdita di controllo con minacciose alterazioni che innescano l'escalation della paura. Proseguendo con la descrizione infatti, il Dott. Nardone riporta come, già da molti anni, dal percorso di ricerca-azione della sua èquipe, abbia osservato che, se qualora accada qualcosa di sorprendente che attiri l'attenzione della persona spostandola dall'ascolto di sè a qualcosa di esterno, il circolo vizioso che porta all'attacco di panico si disinnesca. In altri termini, forse i primi tempi il tentativo di controllare le prime blande sensazioni di alterazione potrebbero aver avuto successo ma, col passare del tempo, chi soffre di attacchi di panico cadrebbe vittima dell'apparente successo delle proprie strategie per controllare la paura.

Ma oltre alla ricerca di controllo che fa perdere il controllo, quali sono le altre strategie che intrappolano la persona? Secondo l'autore e ricercatore, i copioni tipici, osservati negli anni in chi soffre di attacchi di panico sarebbero due, e cioè: la tendenza ad evitare le situazioni che la persona associa alla possibilità di attacco e la ricerca di aiuto da parte di famigliari o persone di fiducia e, come già delineato, messi in atto sull'idea di alleviare, nel migliore dei casi, condurrebbero invece al mantenimento cronico della situazione.

Analizzando infatti attentamente il primo copione ad esempio, appare chiaro come evitare una situazione temuta non solo confermi alla persona la pericolosità di tale situazione ma evitandola, non gli permetta di sviluppare la sicurezza e capacità necessarie per affrontarla in futuro. In poche parole: spesso chi evita, eviterà ancora rischiando così di giungere alla totale inazione. Quanto alla richiesta di aiuto poi, questa offre sì la confortante sensazione di protezione ma, contemporaneamente, restituisce anche alla persona la subdola conferma della sua incapacità ad affrontare la situazione perchè debole e malato.

Come intervenire allora? Secondo le ricerche, sui trattamenti realmente efficaci ed efficienti dei disturbi di panico, della ricercatrice e collaboratrice Dott.ssa Cagnoni, questi dovrebbero guidare la persona a interrompere la tendenza all'evitamento, bloccare le richieste di protezione esterna e creare condizioni che permettano alla persona di sperimentare l'immersione volontaria nella paura sino ad annullarla. Come suggerito cioè dall'approccio strategico, il ricorso a stratagemmi terapeutici flessibili in grado di aggirare la naturale resistenza al cambiamento della persona risulterebbe ampiamente più efficiente del cercare di convincere razionalmente la persona a cambiare volontariamente idee e reazioni o imbarcarsi nella non breve e complicata ricerca delle presunte cause passate del problema.

Insomma, concludendo con le parole dell'autore e ricercatore G. Nardone: come ognuno di noi ha la capacità di crearsi i suoi problemi, ognuno di noi possiede le risorse per risolverli. Ciò che fa la differenza sono le strategie che adottiamo, che possono guidarci alla soluzione come alla complicazione dei problemi.

Dott. Raffaele Ragazzini