Raffaele Ragazzini Raffaele Ragazzini
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Anoressia nervosa

disturbi-alimentari- anoressia"L'astinenza è più facile della moderazione", così osservava S.Agostino già parecchi secoli fa. Già, ma superati i tempi di santi ed asceti, come potremmo definire oggi, questa moderna forma di astinenza che chiamiamo anoressia nervosa? Secondo la Dott.ssa E.Muriana, psicoterapeuta e ricercatrice, con una prima definizione, si potrebbe affermare che l'anoressia nervosa è un disturbo psicologico caratterizzato da una restrizione sia sulla quantità che sulla qualità del cibo, dall'effetto secondario di strutturare nella persona una vera e propria anestesia, non solo dal senso di fame ma anche emozionale. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capirne lo sviluppo. Come ribadisce anche il Dott. G.Nardone, autore e ricercatore, quando si parla di anoressia nervosa è bene evidenziare che non si diventa anoressici da un giorno all'altro, ma attraverso un graduale percorso di riduzione ed astinenza alimentare che, magari a partire dal desiderio di dimagrire, conformarsi al modello estetico oppure per via di un periodo di difficoltà emozionale, nel suo progressivo ripetersi, finisce col coinvolgere anche relazioni sociali e sensazioni piacevoli, in una spirale che allontana sempre più la persona, non solo dal cibo ma anche dai piaceri. Per dirlo con una metafora: attraverso la progressiva restrizione sul cibo, è come se la persona affetta da anoressia nervosa, giorno dopo giorno, si abituasse a vestire un'armatura che, offrendole una sensazione di controllo e protezione, la imprigionasse però sempre di più, fino a renderla incapace di liberarsi. Situazione che inoltre, prolungata nel tempo, influirebbe negativamente anche sulle auto-percezioni della persona, secondo una sorta di lenti deformanti della realtà che le impedirebbero di comprendere e reagire adeguatamente a quanto sta vivendo. Ma se davvero la persona con anoressia nervosa raggiunge un punto in cui non è più in grado di controllare l'adeguatezza delle proprie percezioni, come ad esempio il vedersi comunque grassa nonostante il pericoloso sottopeso raggiunto: Cosa succede in chi le vive accanto? Famigliari e amici ne sono coinvolti? Proseguendo con la sequenza, come appare chiaro, arriva un momento in cui il dimagrimento della persona diventa tale da fugare, in famigliari ed amici, ogni precedente sospetto, innescandone così reazioni allarmate che però, il più delle volte, nel tentativo di incitare a mangiare o barare sulla preparazione del cibo, provocherebbero nella persona cara sfiducia ed un ulteriore arroccamento nella propria armatura. In pratica, come suggerisce la Dott.ssa Muriana, quando si manifesta l'anoressia nervosa, spesso genitori ed amici, con le migliori intenzioni di far mangiare la persona cara ottengono sì, l'alimentazione, ma del problema... Come ha infatti osservato in anni di trattamenti su persone anoressiche, se una volta individuata la patologia, la persona o la famiglia non si rivolge ad un professionista, due sono le possibili conclusioni: una pericolosa cronicizzazione del disturbo con grave rischio per la sopravvivenza o l'alternanza di periodi di miglioramento e ricadute che comunque, non portando alla soluzione, piuttosto complicano il problema. Quadro senza dubbio molto complicato quello dell'anoressia nervosa, che mette a dura prova le capacità di chiunque vi abbia a che fare, compreso lo specialista e che, data l'apparente illogicità, secondo il Dott. Nardone non si può affrontare con successo attraverso interventi basati su di una logica ordinaria. Concludendo così la sua illustrazione sull'anoressia nervosa, l'autore si rivolge agli interessati, suggerendo pagmaticamente, una volta scelto il professionista, di monitorare il percorso di guarigione e, qualora dopo qualche mese di trattamento non si osservi nella persona alcun miglioramento, optare per un cambiamento della strategia di trattamento, del professionista o di entrambi.     
Dott. Raffaele Ragazzini